4 maggio 1919: “Ardisco non ordisco”

Il 4 maggio all’Augusteo, gremito di popolo, su invito del sindaco di Roma Prospero Colonna parlava Gabriele d’Annunzio:

«“Ardisco non ordisco” è il motto italiano da opporre inaspettatamente agli orditori. L’ho trovato scritto intorno all’elsa di una daga. L’ho preso per me, e per i miei. Ma oggi è di tutti. Oggi è nell’aria, oggi fischia nei quattro venti d’Italia. E lo vogliamo fermare, lo vogliamo incidere in una pietra del Campidoglio.

E’ gemello di quell’altro che fu da me scritto nella tavoletta dietro la ruota del timone, sul mio guscio di Buccari, penetrando nel Carnaro, quando la scia temeraria trasferiva molto più a levante I termini danteschi e giustamente riempiva la lacuna del Patto di Londra.

Memento audere semper.

Fiume lo conosce, Fiume nostra se ne ricorda, essa che vorrebbe ardere d’incendio vero come si strugge di vero amore, se noi ci piegassimo alla vergogna. »

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