Costanzo Gatta “Gabriele d’Annunzio. Uscocco”

Ricorre quest’anno il centenario dell’impresa di Fiume e numerosi sono i convegni e le pubblicazioni che si occupano dell’argomento, in particolare delle varie sfaccettature collegate alla storica avventura dannunziana; in questo libro Costanzo Gatta affronta proprio l’aspetto specifico dell’approvvigionamento delle vettovaglie che il Poeta affidò ai suoi uscocchi.
Nel 1918, a conclusione del primo conflitto mondiale, l’Italia, nazione vincitrice intervenuta al tavolo delle trattative di pace, ottenne soltanto le terre irredente di Trento e Trieste. Il presidente degli Stati Uniti Wilson, infatti, le negò la Dalmazia e la città di Fiume. Questa intransigenza provocò la ribellione dei fiumani e di alcuni reparti dell’esercito italiano, e portò i nazionalisti alla decisione di occupare con la forza la città adriatica, contesa tra l’Italia e il neonato Regno di Jugoslavia. Fu questo il motivo che indusse gli oltranzisti a organizzare l’impresa di Fiume.
La spedizione, costituita da circa 2.600 soldati di fanteria e artiglieria, fu guidata il 12 settembre 1919 da d’Annunzio, che proclamò l’annessione di Fiume al Regno d’Italia.
Il Poeta, comunque, appena designato Governatore di Fiume, cercò, come primo problema da risolvere, una soluzione che gli avesse permesso di resistere sino a quando il governo italiano non si fosse deciso a far annettere ufficialmente Fiume all’Italia. Il problema principale era quello dell’approvvigionamento dei viveri per la città e, specialmente, per i suoi legionari; chiese, pertanto, aiuto ai triestini e affidò al capitano Mario Magri l’organizzazione di un gruppo di filibustieri,destinati a compiere atti di pirateria, affidando il compito alla Marina, formata da disertori e sindacalisti marittimi anarchici, che chiamò gli Uscocchi, in memoria degli antichi pirati veneti da tempo scomparsi, che erano addetti a risolvere i problemi di rifornimento della cittadina sotto assedio, e che erano abituati ad abitare le isole locali fuori costa e predare il naviglio Veneziano e Ottomano.
All’opera di questi scaltri filibustieri e al loro rapporto con d’Annunzio, il biografo dannunziano Costanzo Gatta riferisce in questo libro episodi curiosi e sconosciuti, oltre che aneddoti e vicende inedite. Del resto, è stata la profonda conoscenza del Poeta che l’ha portato a esplorare questo argomento trattato marginalmente dagli altri biografi dannunziani.

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