Giovanni Comisso “Il porto dell’amore”

Giovanni Comisso

Pubblicato nel 1924, Il porto dell’amore è il titolo del primo libro in prosa pubblicato da Giovanni Comisso. Eugenio Montale fu tra i primi a apprezzarlo: “Libretto carnale e febbrile che avvampa e trascolora è appena un libro ed è ancora una malattia. Arte legata alle primavere del sangue, al corso delle stagioni e delle temperie: poco più di un rabesco, il diagramma di una vita rovesciata sulle cose”.

“Il porto dell’amore” intreccia la spontaneità della testimonianza, la minuziosità della cronaca e il respiro vasto di un racconto. Viene ristampato nel 1928 con il titolo Al vento dell’Adriatico .

Comisso vi racconta, a distanza di pochi anni, la sua esperienza a Fiume. Arrivato come ufficiale del corpo d’occupazione interalleato, con la ribellione dannuziana Giovanni viene travolto da un turbine di peripezie, personaggi paradossali, esperienze al confine tra il mistico e il dionisiaco. 

E’ la narrazione di un ricordo, fatto di scenari, storie, frammenti di dialoghi, avventure che durano pochi giorni o solo per una notte. Sullo sfondo, Fiume, e il suo golfo selvaggio e feroce, pulsante di amore e violenza. 

Comisso esordisce come scrittore con un un modo unico di fare memorialistica, senza alcuna pretesa di cronaca ma animato dalla volontà di dare un senso lirico alla propria esperienza. Le vicende della città ribelle sono narrate sotto il filtro della suggestione, della sensibilità e la sensualità. 

Non troviamo Fiume, dunque, ma le sensazioni che Fiume diede a un giovane scrittore forse ancora inconsapevole di esserlo. Comisso, futuro premio Strega, sarebbe diventato il più celebre e il portavoce degli adolescenti e dei sognatori che si unirono a d’Annunzio quasi inconsapevoli di quali fossero i suoi concreti obiettivi politici e storici, ma per trovare un senso più vasto alla loro esistenza. Il porto dell’Amore è stato il primo volume a resuscitare l’atmosfera che, tra il 1919 e il 1920, rese Fiume una “Citta di Vita”: “Usciti da una guerra che ci aveva insegnato che cosa è morire, divenuti padroni di una città bellissima tra monti, isole e mare, al comando di un poeta che ci lasciava fare tutto quello che si voleva, il nostro sguardo era quello della vita.”

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