Léon Kochnitzky “La quinta stagione o i centauri di Fiume”

Edito nel 1922 per i tipi di Zanichelli con il titolo: “La quinta stagione o i centauri di Fiume”, fu rifiutato dagli editori francesi e tradotto in Italia da Alberto Luchini.

Per Léon Kochnitzky, musicista e letterato belga, dalla preparazione intellettuale seconda forse solo a d’Annunzio e che, elaborando il progetto della “Lega di Fiume”, aveva come intento quello di trasformare Fiume nella “Patria delle patrie” per tutti i popoli oppressi della terra, i legionari fiumani sono i danzatori del “bal des Ardents” della sarabanda scatenata in Fiume, la “città di vita”. Un’anima bella, Kochnitzky, in perpetua pena di amore, adorazione e venerazione: per l’Italia, il comandante d’Annunzio, la terra di Fiume e tutti, proprio tutti i “popoli oppressi”. “Branchi di Centauri” erano per lui i legionari, libertini e libertari, “d’amor caldi e inebriati, accesi di vino e di lussuria”, a Fiume, dove c’erano anche i futuristi, come Marinetti e Mario Carli, Harukichi Shimoi il “samurai” innamorato dell’Italia, Nino Bolla tenente degli alpini,Pinna-berchet, Ludovico Toeplitz de Grand Ry figlio di banchiere e produttore cinematografico. L’opera ci restituisce un ritratto autentico della “città di vita” dalla penna di uno dei suoi principali protagonisti, scema quindi di retorica e ricca di autentica passione intellettuale.

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