David B. “Per gli oscuri sentieri”

A prima vista la trama del fumetto di David B. potrebbe sembrare una ricostruzione storica, cosa che in realtà non è. Il carattere dell’opera è più satirico che storico.
Il D’Annunzio tratteggiato dall’autore francese è una patetica macchietta, perso fra illusioni di grandeur e un’impossibile interpretazione estetica del mondo reale. Ogni tratto peculiare della sua personalità storica è ingigantito e deformato, della sua ampollosità e del suo esser barocco (la statua del santo con la cintura e le pistole) ci si fa beffe, finché il Vate non è tirato nella polvere insieme a tutti gli altri; una discrepanza rispetto al D’Annunzio vitalista e dalle tendenze superomistiche come solitamente consegnatoci dal canone su cui poggia l’intero impianto satirico del fumetto.
A fargli da contraltare ci sono Crispi e il signor Dondina, rispettivamente ispettore e criminale, a cui ben poco importa della Storia ma ben più importa di compiere i propri obbiettivi (catturare i trafficanti d’arte e portare il bottino a Milano), ma soprattutto ci sono Mina, con il suo amore naif e idealista fuori dal tempo (e quindi dalla Storia) che si contrappone alle continue guerre, scaramucce e risse dei soldati, e Lauriano, tormentato dai fantasmi reali di un compagno perso in guerra che si specchiano nei fantasmi fasulli di D’Annunzio con le sue velleità di guerra e vetture di ferro autoblindate.

A tutto ciò poi va aggiunta una parte grafica straordinaria. David B. fa suoi i movimenti artistici di quel periodo e li utilizza pagina per pagina a seconda del momento per sottolineare aspetti del carattere dei personaggi o passaggi narrativi. Mina si illumina così di una sensualità calda degna di una donna dipinta da Modigliani, col collo lungo e affusolato e gli occhi dal taglio lungo; D’Annunzio si trasforma in un ometto basso e grottesco, come in una caricatura di una qualsiasi vignetta da giornale borghese; le numerose risse fra soldati e scene di lotte diventano ammassi di linee spesse e corpi come in un’orgia cubista (il richiamo a Guernica è evidente); magnifiche sono le pagine di riepilogo degli ultimi anni, con un 1918, ultimo anno di guerra, che scoppia in mezzo a una pagina confusa dove si affastellano corpi di soldati l’uno sull’altro, passando poi gradualmente nelle pagine successive, con il 1919, a un riordinamento della pagina, finché con il 1920 non si torna a un (precario) equilibrio razionale, con una pagina quasi geometrica; è forse però nelle pagine influenzate dal futurismo che David B. dà il meglio di sé, con la rappresentazione della velocità tanto amata dai futuristi tramite disegni dalla forte carica cinetica, come il cavallo di Guido Keller lanciato all’arrembaggio.
Si accompagna a questo un’impostazione della tavola a tratti geniale, come nel caso del lungo treno blindato che separa i vari momenti di un discorso di D’Annunzio, e un utilizzo fantasioso di componenti quali vignette (come quando il Vate viene sovrastato dalle parole del suo gabinetto) e colore.

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