Silvia Cuttin “Il vento degli altri”

Fiume, 1920. In una delle case in stile liberty della città vivono famiglie di diverse identità, cultura e provenienza: italiani, ungheresi, ebrei polacchi, croati.

Da qui comincia il romanzo che attraversa circa ottant’anni, nel corso dei quali le vicende degli abitanti di via Rossini scorrono parallele a quelle di Fiume, all’inizio corpus separatum del Regno di Ungheria, poi Stato libero prima di diventare italiana, quindi annessa alla Germania, jugoslava e infine croata.

Fonte e mediatrice del racconto è Elena Superina, la cui intensa e complessa esperienza umana introduce e filtra i grandi fatti della storia del Novecento, che ha visto in questa città a maggioranza italiana un importantissimo teatro di accadimenti complessi e ancora oggi di difficile comprensione e accettazione.

Vera protagonista del romanzo, basato su fatti storici realmente accaduti, resta Fiume, che si esprime in fiumano, croato e yiddish, che non è jugoslava, non è ungherese, non è solo italiana e, come i grandi personaggi, ha un’individualità irriducibile.

Il vento degli altri è un romanzo di voci, che vuole trasformare la memoria in presenza, il tempo del passato nella storia di tutti.  

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